Teledurruti - Inge Feltrinelli: “Se fosse vivo Giangiacomo…”

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16 Risposte to “Teledurruti - Inge Feltrinelli: “Se fosse vivo Giangiacomo…””

  1. Edgar Says:

    “Abbiamo perso l’autobus per un’altro mondo”.
    No, no e no! Non avete perso l’autobus voi, ma siete scesi anzitempo, perchè non avete avuto la forza, la volontà e L’UMILTA’ di comprendere che le vostre ideologie andavano trasformandosi, magari evolvendosi e invece porca ….. siete rimasti a cantare le canzoni degli alpini e dei partigiani, lasciando che i vostri figli e le vostre ideologie venissero violentate dalla cultura neo-liberista. Traditori che cantante il tempo passato! Ci avete lasciati soli a combattere, mentre subiamo gli attacchi di un sistema che considera l’ESSERE un oggetto e non una soggettività, voi ci guardate dall’alto della vs superbia intellettuale.
    Traditori sì, voi tutti, traditore è Fulvio Abbate, Inge Feltrinelli, lo scrittore Pennacchi, il cantante De Gregori, il regista Bertolucci, ecc.
    Morti voi, moriranno con voi le vostre idee, per questo vedete nero. Cantate le canzoni dei partigiani della seconda guerra mondiale, ma non siete capaci di ascoltare le canzoni dei combattenti antifascisti contemporanei. La vostra indifferenza ci offende e la vostra superbia pure.

  2. eugenio Says:

    Finalmente l’hai capito Edgar, ci voleva così tanto? Ti concedo qualche attenuante perché mi sa che sei giovane.
    Andassero ai party a rimpiangere quanto erano belli i loro tempi, quando con la scusa degli ideali potevano arraffare tutto e lasciare le generazioni future con una foglia di fico. Eccoli qua i rimasugli del ‘68 e dei gloriosi anni ‘70: nostalgici parassiti del cazzo che pretendono di dare lezioni di vita. Ma almeno nascondetevi, facce di merda! Hanno inculato almeno due generazioni approfittando delle sventure del proletariato. Lo sai perché ci tengono così tanto alla cultura? Per fregarci meglio, come l’Azzeccagarbugli col latinorum.

  3. eugenio Says:

    “Mia mamma faceva la spesa una volta al mese perché eravamo poveri e, voi non ci crederete, ma assieme alla spesa c’era sempre una bottiglia di Strega”.

    http://www.youtube.com/watch?v=KrzJuWe7ZDU&feature=related

    Ma dio cane!

  4. biba Says:

    Vaffanculo a te e a Giangiacomo

  5. biba Says:

    e a chi non ti ci manda

  6. duchamp Says:

    condivido su tutta la linea edgar eugenio biba.

    vogliamo parlare di come hanno sbudellato i sindacati ?

  7. Edgar Says:

    Caspita! Un video che ha messo tutti d’accordo! :)
    Grazie dell’attenuante Eugenio. Sono poco più di giovane, diciamo così.
    Biba ho letto l’intervista relativa ad Antonio Pennacchi dal tuo link (nell’altra sezione o post che dir si voglia). Interessante.
    Duchamp non parliamone sullo sbudellamento! Altrimenti non dormo stanotte. :)

  8. margherita Says:

    Giangiacomo è quello che è saltato per aria giocando a fare la rivoluzione ?

  9. biba Says:

    magherita
    Esatto. Un miliardario la cui famiglia prosperava come al solito sulla pelle degli operai e che, tra le altre cose, si arricchiva facendo affari con l’Unione Sovietica, come Debenedetti. Poi è arrivato Berlusconi che è diventato amico di Putin (che fin che stava nel KGB andava bene ma dopo che si è “compromesso” con Berlusconi è diventato un delinquente) e gli ha rotto le uova nel paniere. Ecco perché Debenedetti ce l’ha tanto con Berlusconi: in casa del ladro non si ruba.
    Tornando al Giangiacomo, per fortuna è saltato prima di farci diventare un paese satellite dell’URSS. Io sono ateo ma in questi casi mi viene il sospetto che potrei anche avere torto.
    Quanto a lei, quel mostro inguardabile che ha perso il treno, le biografie sono piuttosto avare di notizie. A parte che girava il mondo facendo la fotoreporter (ma vaffanculo!) non si sa quasi nient’altro fino al matrimonio col Giangiacomo. Le perle del suo curriculum sono le foto a Hemingway, Picasso, insomma frequentava i bassifondi metropolitani e le zone calde del pianeta sprezzante del pericolo, come ogni fotoreporter degno di questo nome, per documentare le miserie umane. A occhio e croce deve essere stata una di quelle avventuriere che facevano una vita anticonformista e libera e per niente borghese e bla bla e poi hanno sposato nobili, capitani d’industria e altri poveri cristi. Una di queste, per restare in tema, è la moglie di Debenedetti, nata Cornacchia ma poi diventata Donà delle Rose e oggi Debenedetti, appunto. Insomma tutta gente sfortunata, obbligata a fare una vita da nababbi ma con la rivoluzione. Benefattori dell’umanità che tra un bivacco in Costa Smeralda (ai tempi dei Donà, mica oggi che c’è Briatore, bleah!) e una transvolata oceanica su uno dei loro aerei privati per andare alla festa di compleanno del chihuahua di Elizabeth Taylor trovavano il tempo di dedicarsi a migliorare le condizioni di vita di chi non è stato fortunato come loro. Infatti i progetti concreti a cui hanno dato vita in questo senso sono tantissimi, anche se in questo momento non me ne viene in mente neanche uno.
    Magari la domanda si potrebbe girare a Fulvio, che a quanto pare li conosce bene.
    Resistenza, mi raccomando.

  10. biba Says:

    obbligata a fare una vita da nababbi ma con la rivoluzione nel cuore.

  11. People Says:

    Condivido il discorso di fondo fatto da edgar, con tutta la sua genuina rabbia. Anch’io mi sento vicino al suo disgusto. Il passatismo nostalgico è alquanto deleterio, soprattutto quando è un culto dogmatico. Il passaggio poi sulla mancanza di umiltà, sulla superbia e sulla miopia in seno alla classe dirigente “sinistra” è una grande verità, oltre che una discreta analisi storica.
    Eppure se il mio giudizo su De gregori, Bertolucci, la signora Inge è speculare al tuo,mi trovi in disaccordo sugli altri bersagli.
    Intanto Antonio Pennacchi è un caso apparte. Lui non è affato un “aristocratico della rivoluzione”, ha fatto l’operaio per una vita e solo per questo meriterebbe rispetto. Inoltre ha dimostrato anche di essere un discreto scrittore, affatto banale; ed in questo passaggio dalla catena di montaggio alla carta stampata è una prova empirica di rivoluzione. Il suo essere schivo, refrattario alla sterile dialettica televesiva, sincero, senza sovrastrutture, lo rende particolarmente simpatico. La canzonetta degli alpini, vista la sua commozione finale e la dedica al fratello Gianni, mi fa pensare sia legata ad un tempo per lui “felice”, inutile fargliene una colpa. La frase sullo Stegra poi non è così repellente, la marchetta è relativa e fa parte del gioco. Molto peggiori sono le macchinazioni delle case editrici, che annualmente fanno battaglia industriali sulla pelle degli stessi scrittori per questo premio.
    E poi veramente negli anni ‘50 se beveva solo quello.
    Anche Feltrinelli, non è stato semplicemente un “compagno coi soldi” e neanche uno sfruttatore. La sua battaglia culturale in campo editoriale ha svecchiato l’editoria italiana. Ha anche fatto conoscere per primo agli italiani, scritti dei rivoluzionari di mezzo mondo, impregnando di consapevolezza i ragazzotti della “provincia” Italia.
    Non so quanto abbia “giocato” a fare la rivoluzione, piuttosto penso abbia “provato” magari nel modo sbagliato, a farla. Ma almeno ha avuto l’onesta intellettuale di fare qualcosa, fregandosene del suo status sociale.
    Inoltre è stato un personaggio abbastanza eretico, che non ha mai pensato di rendere questo paese satellite dell’Urss. Una volta ho letto che voleva fare della Sardegna, la Cuba del mediterraneo, idea molto più romantica ed esotica, ammetterai biba…

  12. Edgar Says:

    Grazie People, per le tue spiegazioni e per le tue puntualizzazioni.
    Sono una persona che sa ascoltare… e leggere, in questo caso. Non mi “affaccio” su internet solo per “sfogare” ed essere superficiale nelle conclusioni (anche se ahimè, potrà accadere).
    Anch’io, solo dopo aver scritto, ho cercato notizie su Giangiacomo e mi ha affascinato il suo sogno sardo e le sue avventure e disavventure nel mondo, con tanto di intrighi tra servizi segreti, BR, ecc. ecc.
    Resta ovviamente, il mio discorso di fondo e la mia genuina rabbia. :)

  13. biba Says:

    Sul rispetto per uno che ha fatto 40 anni di fabbrica (ma anche meno) non discuto. Che poi sia riuscito a fare emergere un talento letterario nonostante lo straniamento cerebrale connesso con qualsiasi attività lavorativa del genere va a suo merito. Detto questo, conoscendo il personaggio (http://www.melba.it/csf/articolo.asp?articolo=245) mi sarei aspettato un atteggiamento diverso. Ricevere un premio fa piacere a tutti, ma ricordare che la madre comprava lo Strega, anche se era senz’altro vero, mi è sembrata una squallida forma di piaggeria che si poteva risparmiare. Le marchette non fanno sempre parte del gioco, e già sul pubblicare con Mondadori avrei qualcosa da ridire. Ti fa schifo Berlusconi e tutto il mondo di arrivisti, arraffoni, inciucioni che si porta dietro? Allora perché prendi i soldi da lui? A maggior ragione quando ci sono tutti questi sospetti di mafie, provenienze illecite e via dicendo.
    Quanto al Giangiacomo io l’ho sempre trovato un esaltato. Posso credere che il volgo accettasse le fandonie che gli venivano raccontate su quanto era buona e giusta la società stalinista, ma Feltrinelli (e tanti altri come lui) aveva con i russi dei rapporti stretti e non era di certo un idiota. Si può forse credere alla sua buona fede iniziale ma dopo diventa veramente difficile pensare che non gli fosse mai venuto il dubbio che qualcosa non quadrava.
    Vero che ha svecchiato l’editoria italiana, ma questa è stata una conseguenza della “battaglia culturale” connessa con la sua attività filosovietica, dunque non gliene farei un merito. Per sapere se è stato o meno uno sfruttatore bisognerebbe conoscere le condizioni di vita e i salari degli operai che lavoravano nelle sue fabbriche, dei suoi dipendenti (e non parlo solo della casa editrice): immagino che negli anni in cui gli operai portavano avanti la loro lotta di classe le aziende Feltrinelli siano stati isole felici, dove nessuno veniva sfruttato e tutti facevano una vita dignitosa. Forse è in questo senso che pensava alla Sardegna, per deportarci tutti quei rompicoglioni così non potevano più occupare o scioperare.
    Feltrinelli e tanti altri industriali filosovietici erano, e sono, dei capitalisti che applicano le più ciniche leggi del capitalismo, parlano bene e razzolano malissimo. Come mai ci siano ancora tante persone che si lasciano infinocchiare da questi qui resterà per me sempre un mistero.
    Un’ultima cosa: io non ho niente contro i soldi, se hai la fortuna di possederne beato te. Se non li hai e vorresti migliorare le tue condizioni di vita, questo lo trovo legittimo e umano. Non ho niente neanche contro le macchine, i palazzi, le feste e i gioielli. Non sto facendo la laudatio del pauperismo né disprezzando le classi agiate. Quello che non sopporto sono gli ipocriti: i poveracci che disprezzano i ricchi ma in realtà li invidiano e i ricchi che dicono di sentirsi in colpa per la loro fortuna ma invece di aiutare concretamente chi sta peggio di loro fanno i proletari col sedere degli altri.

  14. nadia Says:

    La cultura capitalista ha mietuto parecchie vittime, Molte delle quali, mi pare, hanno espresso la propria legittima quanto livorosa e un po’ parziale opinione proprio in questa occasione.
    Si parla di capitani d’azienda, di ricconi, di incoerenza. Parlate di soldi, anche voi. Parliamo di cultura, delle opportunità che ci offre e che magari siamo noi a non voler cogliere.
    Proviamo a lasciar perdere le vite personali (la reporter d’assalto o il giovane che giocava a fare il rivoluzionario…) e a riflettere su quello che hanno (con relativo tornaconto economico, certamente, ma anche parecchi rischi e crisi) pubblicato.
    Molto hanno fatto per la cultura italiana. Forse l’Italia non ha colto le occasioni che una profonda riflessione culturale avrebbe offerto. e ha preferito leggere tutto in chiave capitalista e monetaria. I Feltrinelli hanno fatto molto più di tanti altri capitalisti per la cultura nazionale e non solo che probabilmente non avrebbero potuto realizzare con un misero gruzzoletto (e soprattutto mantenedo il gruzzoletto misero).

  15. biba Says:

    Si, Nadia, hai ragione, sono degli eroi che hanno speso la loro vita a portare la cultura in Italia e nel mondo, senza secondi fini (e non parlo dei soldi).
    Se avessi letto attentamente quello che ho scritto avresti capito che per me il capitale dei Feltrinelli (e di chiunque altro) è l’ultimo dei problemi.
    E le vite personali non sono affatto secondarie: ognuno di noi è quello che fa (e anche quello che pensa, ma non sempre le due cose coincidono) e non quello che dice. E non solo ognuno di noi è quello che fa ma bisogna capire anche perché lo fa. Le motivazioni fanno la differenza.
    Se poi fossi così gentile da spiegarmi quali sono le opportunità che la cultura ci offre e non vogliamo cogliere, mi faresti un gran favore. Io ho una formazione universitaria, per mestiere e per diletto leggo libri a tutto spiano, frequento istituzioni culturali e centri di ricerca, insomma i mezzi per fare una riflessione culturale pensavo di averli. Eppure, evidentemente, mi è sfuggito qualcosa.
    Tieni anche presente che non sono un fan di Berlusconi (lo dico perché ogni volta che non mi metto carponi davanti agli idoli indiscussi della cultura di sinistra c’è sempre qualcuno che mi dà del destroide), e anzi mi chiedo spesso come mai da anni quando si va alle urne vince lui. Forse per trovare la risposta farei meglio a impostare la domanda diversamente: come mai non vincono “quegli altri”?

  16. maristella Says:

    L’avete letto il Gattopardo, vero?
    Chi pronuncia la famosissima, citatissima frase sul cambiare tutto perché nulla cambi? Il vecchio principe don Fabrizio, intimo dei re borbonici e simbolo vivente del feudalesimo? No, il suo giovane nipote ed erede Tancredi, rivoluzionario e anticonformista, che sta andando a raggiungere i suoi compagni:
    “Sei pazzo, figlio mio! Andare a mettersi con quella gente! Sono tutti mafiosi e imbroglioni. Un Falconieri dev’essere con noi, per il Re.” Gli occhi ripresero a sorridere. “Per i Re, certo, ma per quale Re? … Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica. Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi. Mi sono spiegato?” Abbracciò lo zio un po’ commosso. “Arrivederci a presto. Ritornerò col tricolore.”
    (ediz. Universale Economica Feltrinelli, 2009, p. 50)

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