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on Venerdì, Febbraio 8th, 2013 at 14:11 and is filed under Senza categoria.
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6 Risposte to “Teledurruti - Dalla parte di Chiara Di Domenico (non di Giulia Ichino)”
Per quel che vale, mi unisco nel sostenere di cuore la denuncia di Chiara Di Domenico. Non se ne può più di questi sfacciati “professori” al servizio dei padroni, che si dilettano ad imputare ai diritti dei lavoratori le responsabilità dello sfascio economico prodotto da classi egemoni miopi e ladre (politici ma anche “imprenditori”). Col sorriso sulle labbra, questa gente ha derubato il futuro e la dignità a milioni di lavoratori onesti, riservando per sé privilegi indicibili. Mi permetto solo di rilevare che un palco del PD non credo sia il luogo più credibile per queste parole.
Vorrei lasciare da parte le polemiche( )per sottolineare un elemento che mi sembra fondamentale e cioè che le persone hanno una forma mentale servile e timorosa.
Non credi che siamo arrivati a questo stato di cose dopo decenni di condizionamento,e che quindi sarà molto difficile trovare degli individui disposti a smettere di cedere alle prepotenze di chi si è impadronito del nostro presente e che il raggiungimento di una coscienza libera è quasi utopico a queste condizioni?
Adesso veniamo alle polemiche:Caro marchese ho come l’impressione che la tua sia una posizione ipocrita.
Dopo aver letto l’articolo di Caterina Soffici, sono ancora più convinto di prima. Di giovani capaci di fare l’editor come e meglio di Giulia Ichino le università italiane ne sfornano a iosa; quanti hanno avuto la possibilità di dimostrare le proprie capacità in un contesto che le riconoscesse? E quanti invece sono stati e sono sfruttati, costretti a lavorare a nero, sottopagati o addirittura gratis, nella assoluta precarietà? Senza contare tutti quei giovani che i loro talenti sono costretti a mortificarli, rinunciando allo studio per motivi economici. Ma sì… saranno meno meritevoli… è la “meritocrazia” bellezza. Eppure qualcuno disse che non c’è nulla di più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali. Un folle antimeritocratico. Se Giulia Ichino avrebbe dovuto dire no all’assunzione? Beh, in coerenza alle idee di famiglia, perché alla noia del contratto a tempo indeterminato non ha preferito la dinamica ma avventurosa flessibilità dei contratti a progetto? Ma magari non ha avuto il tempo di chiedere un consiglio al babbo.
Avrei da obiettare su “in altri tempi”, caro Fulvio…I giornali sono sempre stati terreno di battaglia a conduzione strettamente familiare. Le eccezioni si contano sulle punte delle dita ma del resto l’Italia, nata dalle corporazioni medievali, è naturalmente nepotistica (gli avvocati con studio ereditario, i notai, i farmacisti, e via così…certo poi uno si rompe e fa altro, ma in genere come verrebbe in mente a una persona normale di fare il dentista, per esempio, se non lo ha visto fare al padre o alla madre?) e dell’intervento della ragazza, mi è spiaciuto che si sia fatto un solo nome, così è sembrato che ce l’avesse con quella persona singola che lavora poi in Mondadori che, per chi parla da sinistra, non mi sembra il massimo come luogo di lavoro. O no? O purché si abbia un bello stipendio si passa sopra alla proprietà della casa editrice presso cui si lavora? Non mi sembra proprio bello, ecco!
Trovo deludente la qualità delle motivazioni da entrambe le parti. La ichino vista in foto assomiglia al padre, e di sicuro mi pare raccomandata anche nella mancanza di bellezza.
Venerdì, 8 Febbraio 2013 alle 19:57
Per quel che vale, mi unisco nel sostenere di cuore la denuncia di Chiara Di Domenico. Non se ne può più di questi sfacciati “professori” al servizio dei padroni, che si dilettano ad imputare ai diritti dei lavoratori le responsabilità dello sfascio economico prodotto da classi egemoni miopi e ladre (politici ma anche “imprenditori”). Col sorriso sulle labbra, questa gente ha derubato il futuro e la dignità a milioni di lavoratori onesti, riservando per sé privilegi indicibili. Mi permetto solo di rilevare che un palco del PD non credo sia il luogo più credibile per queste parole.
Sabato, 9 Febbraio 2013 alle 12:29
Vorrei lasciare da parte le polemiche( )per sottolineare un elemento che mi sembra fondamentale e cioè che le persone hanno una forma mentale servile e timorosa.
Non credi che siamo arrivati a questo stato di cose dopo decenni di condizionamento,e che quindi sarà molto difficile trovare degli individui disposti a smettere di cedere alle prepotenze di chi si è impadronito del nostro presente e che il raggiungimento di una coscienza libera è quasi utopico a queste condizioni?
Adesso veniamo alle polemiche:Caro marchese ho come l’impressione che la tua sia una posizione ipocrita.
Sabato, 9 Febbraio 2013 alle 13:22
Fulvio leggi qui http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/08/perche-figlia-di-ichino-non-e-raccomandata/493340/
Sabato, 9 Febbraio 2013 alle 20:14
Dopo aver letto l’articolo di Caterina Soffici, sono ancora più convinto di prima. Di giovani capaci di fare l’editor come e meglio di Giulia Ichino le università italiane ne sfornano a iosa; quanti hanno avuto la possibilità di dimostrare le proprie capacità in un contesto che le riconoscesse? E quanti invece sono stati e sono sfruttati, costretti a lavorare a nero, sottopagati o addirittura gratis, nella assoluta precarietà? Senza contare tutti quei giovani che i loro talenti sono costretti a mortificarli, rinunciando allo studio per motivi economici. Ma sì… saranno meno meritevoli… è la “meritocrazia” bellezza. Eppure qualcuno disse che non c’è nulla di più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali. Un folle antimeritocratico. Se Giulia Ichino avrebbe dovuto dire no all’assunzione? Beh, in coerenza alle idee di famiglia, perché alla noia del contratto a tempo indeterminato non ha preferito la dinamica ma avventurosa flessibilità dei contratti a progetto? Ma magari non ha avuto il tempo di chiedere un consiglio al babbo.
Sabato, 9 Febbraio 2013 alle 23:01
Avrei da obiettare su “in altri tempi”, caro Fulvio…I giornali sono sempre stati terreno di battaglia a conduzione strettamente familiare. Le eccezioni si contano sulle punte delle dita ma del resto l’Italia, nata dalle corporazioni medievali, è naturalmente nepotistica (gli avvocati con studio ereditario, i notai, i farmacisti, e via così…certo poi uno si rompe e fa altro, ma in genere come verrebbe in mente a una persona normale di fare il dentista, per esempio, se non lo ha visto fare al padre o alla madre?) e dell’intervento della ragazza, mi è spiaciuto che si sia fatto un solo nome, così è sembrato che ce l’avesse con quella persona singola che lavora poi in Mondadori che, per chi parla da sinistra, non mi sembra il massimo come luogo di lavoro. O no? O purché si abbia un bello stipendio si passa sopra alla proprietà della casa editrice presso cui si lavora? Non mi sembra proprio bello, ecco!
Lunedì, 11 Febbraio 2013 alle 04:39
Trovo deludente la qualità delle motivazioni da entrambe le parti. La ichino vista in foto assomiglia al padre, e di sicuro mi pare raccomandata anche nella mancanza di bellezza.