Quando pensavamo eterni i nostri cari (Fulvio Abbate spiega al popolo il concetto di rêverie)
Postato Martedì, 6 Ottobre 2009 da fulvio.abbate.
tag:anni Sessanta, eternità, fulvio abbate, Gaston Bachelard, mamma, memoria, morte, papà, paradiso, rêverie, souvenir, teledurruti, tempo
Martedì, 6 Ottobre 2009 alle 06:17
Mi vorrei inculare la tua gatta: e se fossi zoofilo?
Martedì, 6 Ottobre 2009 alle 07:56
Grande Fulvio
Martedì, 6 Ottobre 2009 alle 08:59
ma grande cosa ?
pathetic ! agganciato a ricordi stantii
la vita è un coma e si sogna, un poco dell’uno e un poco dell’altro…ecco spiegata veramente la reverie.
come ebbe a dire carmelo bene e parafrasandolo, è un bene lasciarla questa non vita.
“para que tu mueras a la muerte” (tamerlano)
Mercoledì, 7 Ottobre 2009 alle 04:05
Vendi al più presto Teledurruti a Berlusconi, sii ottimista e previdente, pensa a tua figlia come tuo padre ha pensato a te!